Il Ridotto di Venezia: il Primo Casinò della Storia
L’immagine mentale del casinò è spesso quella di Las Vegas: luci al neon, il Bellagio, le fontane, il deserto del Nevada. Eppure il casinò come istituzione moderna — con regole codificate, supervisione statale, personale dedicato e accesso pubblico regolamentato — non è un’invenzione americana. È un’invenzione italiana. Veneziana, per l’esattezza.
Il Ridotto di Venezia, aperto nel 1638 per decreto del Consiglio Maggiore della Serenissima Repubblica, è universalmente riconosciuto dalla storiografia del gambling come il primo casinò pubblico della storia. Anticipa di 308 anni l’apertura del Flamingo di Las Vegas. Anticipa di 225 anni il Casino di Montecarlo. L’Italia inventò il casino moderno — e quasi nessuno lo sa.
Ho ricostruito la storia del Ridotto di Venezia attraverso fonti primarie veneziane, la Historia di Andrea Da Mosto e gli studi di David Schwartz del Centro per il Gambling Research dell’Università del Nevada. Una storia italiana che il mondo ci ha dimenticato di raccontare.
Il primo casinò pubblico della storia umana
308 anni prima di Las Vegas

Palazzo Dandolo sul Canal Grande, sede del Ridotto di Venezia dal 1638 al 1774 — il primo casinò pubblico della storia umana.
Venezia, 1638: Il Contesto Storico
Per capire perché Venezia inventò il casino, è necessario capire Venezia nel XVII secolo. La Serenissima Repubblica era ancora una potenza commerciale globale, ma stava attraversando una lenta crisi. Inoltre, le rotte commerciali che avevano fatto la sua ricchezza venivano erode dalla scoperta delle Americhe e dalle nuove rotte atlantiche. Inoltre, la città era ricchissima, cosmopolita e profondamente segnata da una contraddizione: la classe patrizia veneziana era formalmente austera nelle apparenze pubbliche, ma privatamente dedita al gioco d’azzardo in modo che stava diventando socialmente destabilizzante.
Il gioco d’azzardo clandestino fioriva ovunque — nelle case private, nelle taverne, nei ridotti privati (il termine “ridotto” indicava originariamente un locale ritirato, appartato). Il problema, dal punto di vista dello Stato veneziano, era duplice: perdita di controllo sociale e perdita di entrate fiscali. Di conseguenza, la soluzione che il Consiglio Maggiore adottò fu radicalmente moderna: legalizzare, regolamentare e tassare.
Quindi, il decreto del 1638 fu presentato come una misura di ordine pubblico, ma la sua vera natura era fiscale e politica. In primo luogo, Marco Dandolo, il nobiluomo veneziano che propose e ottenne l’apertura del Ridotto nel suo stesso palazzo, aveva capito che lo Stato poteva trasformare un problema — il gioco clandestino incontrollato — in una fonte di entrate e in uno strumento di controllo sociale. Aveva inventato il concetto di casino pubblico con licenza statale.
La Struttura del Ridotto: Un’Istituzione Politica Prima che di Gioco
Il Ridotto non era semplicemente un luogo dove giocare d’azzardo. Invece, era uno strumento di controllo sociale sofisticato. progettato dal Consiglio dei Dieci — la magistratura più potente della Repubblica veneziana — con obiettivi precisi che andavano ben oltre il gioco in sé.
🏖️
Il Ridotto era ospitato nel Palazzo Dandolo, sul Canal Grande vicino a San Moisè — lo stesso palazzo che oggi è l’Hotel Monaco di Venezia. 29 stanze su più piani, ciascuna dedicata a un gioco specifico, con un’architettura che canalizzava i giocatori in modo studiato.
🎫
I patrizi veneziani potevano accedere al Ridotto solo in maschera e con il bauta — la tradizionale maschera bianca veneziana con mantella e tricorno. La regola proteggeva l’anonimato dei nobili che giocavano, evitando la vergogna sociale delle perdite pubbliche. Una norma di privacy ante litteram.
⚖️
Solo i nobiluomini veneziani potevano tenere il banco. La plebe, i cittadini, i forestieri potevano giocare ma non bancheggiare. Era un sistema di redistribuzione velata: il banco — con il suo vantaggio matematico strutturale — era riservato all’aristocrazia.
🍽️
Il Ridotto aveva un personale strutturato: i barnabotti — nobili veneziani decaduti economicamente, così soprannominati perché molti abitavano nella parrocchia di San Barnaba — servivano come croupier e gestori. Il cibo e il vino erano offerti gratuitamente: una strategia deliberata per mantenere i giocatori al tavolo, identica a quella dei casino moderni.
I Barnabotti: I Primi Croupier della Storia
La figura dei barnabotti merita un approfondimento perché rappresenta uno degli aspetti più originali del Ridotto — e uno dei più dimenticati. Dunque, i barnabotti erano nobili veneziani di secondo rango, discendenti da famiglie patrizie che avevano perso i propri patrimoni nel corso delle generazioni. Per loro, il Consiglio dei Dieci aveva riservato il privilegio esclusivo di gestire il banco al Ridotto.
Quindi, era un accordo che conveniva a entrambe le parti. I barnabotti ricevevano uno stipendio e una posizione sociale che la loro condizione economica non avrebbe più permesso. Inoltre, la Repubblica otteneva personale fidato — tecnicamente nobili, quindi soggetti al codice d’onore aristocratico — per gestire un’istituzione delicatissima. Inoltre, era anche un sistema di welfare dell’epoca: una rete di protezione per i nobili impoveriti che li teneva lontani dalla delinquenza e li vincolava al sistema statale.
Dunque, il parallelo con i croupier moderni è sorprendente: anche oggi i dealer dei grandi casino vengono selezionati con cura, formati per mantenere un’espressione neutrale in qualsiasi circostanza e remunerati in modo da non avere incentivi a favorire i giocatori. I barnabotti del 1638 operavano sotto gli stessi principi — semplicemente con tre secoli di anticipo.
I Giochi del Ridotto: Il Biribi e il Basetta
In primo luogo, i giochi praticati al Ridotto erano principalmente due: il Biribi e il Basetta. La loro struttura matematica rivela quanto i gestori del primo casino della storia avessero già compreso i principi fondamentali del vantaggio della casa.
Il Biribi era un gioco simile alla roulette moderna. Su un tabellone numerato da 1 a 70, i giocatori posizionavano le proprie puntate sui numeri scelti. Un sacchetto contenente 70 biglietti numerati veniva agitato e il banditore estraeva un numero — chi aveva puntato su quel numero vinceva. Il banco pagava 64 volte la puntata su un tabellone da 70 numeri: un vantaggio della casa dell’8,6%. Elevato ma non brutale — paragonabile a quello delle slot machine contemporanee a bassa volatilità.
La Basetta era invece un gioco di carte simile al Faro, diffusissimo in tutta Europa nel XVIII secolo. Il banco teneva un mazzo intero e i giocatori scommettevano su quale carta sarebbe uscita. A seconda della variante, il vantaggio del banco oscillava tra il 2% e il 6%. La matematica del vantaggio della casa, insomma, era già perfettamente compresa dai gestori del primo casino della storia — con una precisione che anticipa i calcoli degli attuari moderni.
Il Carnevale di Venezia e il Ridotto: Un Legame Strutturale
La maschera obbligatoria del Ridotto non era una scelta estetica: era profondamente connessa alla cultura del Carnevale veneziano, che nel XVII e XVIII secolo durava da ottobre a marzo — quasi metà dell’anno. Durante il Carnevale, la maschera era legalmente obbligatoria in tutti i luoghi pubblici e permetteva una straordinaria libertà sociale: un nobile e un popolano potevano sedersi allo stesso tavolo senza che nessuno sapesse chi era l’altro.
Quindi, questa sovversione temporanea della gerarchia sociale era controllata e gestita dallo Stato veneziano con grande abilità. Il Ridotto funzionava esattamente nello stesso modo: la maschera livellava le differenze di rango all’interno delle sue sale, creando un’atmosfera di uguaglianza apparente che rendeva il gioco più attraente. Un mercante arricchito poteva sedersi allo stesso tavolo di un senatore senza che la differenza di status creasse imbarazzo — a patto che la maschera fosse indossata correttamente.
Inoltre, la connessione tra Carnevale e gioco d’azzardo non era solo culturale: il Ridotto raggiunse i suoi picchi di affluenza durante i mesi del Carnevale, quando Venezia si riempiva di forestieri da tutta Europa. Ambasciatori, nobili stranieri, mercanti, artisti — tutti trovavano nel Ridotto il luogo più elegante e sicuro dove giocare d’azzardo durante il soggiorno veneziano.
La Caduta del Ridotto: Troppo Efficiente nel Rovinare i Nobili
Il Ridotto funzionò per esattamente 134 anni. Fu chiuso per decreto del Consiglio dei Dieci il 27 novembre 1774, e la ragione ufficiale è paradossalmente opposta al problema originale: il gioco d’azzardo stava rovinando troppi nobili veneziani.
Dunque, Giorgio Pisani, procuratore di San Marco, aveva portato la questione al Consiglio documentando un fenomeno preoccupante: le famiglie patrizie veneziane stavano dissipando patrimoni ereditati in generazioni di commercio sulle tavole del Ridotto. Il declino della Serenissima — già segnata dalla perdita di molti possedimenti mediterranei a favore dell’Impero Ottomano — era accelerato dalla rovina economica della sua classe dirigente.
C’è una certa ironia storica nella vicenda: il Ridotto era stato creato per controllare il gioco d’azzardo e proteggere la stabilità sociale. Aveva invece amplificato il fenomeno, concentrando in un unico luogo elegante e rispettabile ciò che prima era disperso in mille ridotti clandestini. Il casino legale aveva vinto sul gioco illegale — ma aveva vinto troppo bene.
La chiusura del Ridotto, tuttavia, non risolse nulla. Immediatamente proliferarono “casini” privati in tutta Venezia — si stima oltre 118 nel solo 1773, l’anno prima della chiusura. La stessa parola casino, nella sua accezione moderna di luogo di gioco, deriva direttamente da questi ambienti veneziani del XVIII secolo: “casino” significa letteralmente “piccola casa”, e indicava i salotti privati dove ci si riuniva per giocare d’azzardo dopo la chiusura del grande Ridotto pubblico.
Casanova al Ridotto: Il Testimone Più Famoso
Giacomo Casanova — il veneziano più famoso della storia, vissuto dal 1725 al 1798 — è uno dei testimoni più vividi dell’ambiente del Ridotto nei decenni che precedettero la sua chiusura. Dunque, nelle sue Memorie, Casanova descrive il Ridotto come il centro della vita sociale notturna veneziana: non un luogo degradato ma un ambiente elegante dove si incontravano nobili, forestieri illustri, ambasciatori e commercianti arricchiti.
Inoltre, Casanova stesso gioccò al Ridotto e perse somme considerevoli — un destino comune tra i frequentatori. Ma la sua descrizione è preziosa per capire la funzione sociale del luogo: era simultaneamente un casinò, un club privato, un luogo di networking politico e commerciale, e uno spazio di socialità trasgressiva per la nobiltà veneziana. Una struttura ibrida che ritroviamo, in forme aggiornate, nei casino di lusso contemporanei.
Infine, Casanova descrive anche una pratica che suona straordinariamente moderna: i giocatori più abili al Ridotto non si limitavano a giocare — osservavano gli altri, individuavano i comportamenti irrazionali e li sfruttavano a proprio vantaggio. In altri termini, l’equivalente settecentesco del card counting. Quelli che oggi chiameremmo i bias cognitivi dei giocatori erano già stati identificati e sfruttati dai più esperti frequentatori del Ridotto.
L’Eredità Linguistica: Come “Casino” Conquistò il Mondo
Quindi, la parola casino — usata in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e russo senza traduzione — è un lascito diretto del veneziano del XVIII secolo. Ogni volta che qualcuno nel mondo dice “casino” riferendosi a un luogo di gioco, sta usando una parola italiana nata a Venezia nel Settecento.
Inoltre, non è l’unica parola del gergo del gambling di origine italiana o veneziana. Per esempio, “banco” — usato in blackjack e baccarat di tutto il mondo — viene dall’italiano. “Baccarat” stesso ha radici nell’italiano baccara, zero. Il termine “hazard” (rischio), entrato in inglese dal francese, deriva dall’arabo az-zahr (dado) ma passò in Europa attraverso l’Italia medievale. Dunque, il vocabolario globale del gambling è in larga parte un vocabolario di origine italiana — e veneziana in particolare.
L’Eredità del Ridotto: Dall’Italia al Mondo
| Casino | Anno di apertura | Paese | Anni dopo il Ridotto |
|---|---|---|---|
| Ridotto di Venezia | 1638 | 🇮🇹 Italia (Venezia) | Il primo |
| Casino di Spa (Belgio) | 1763 | 🇧🇪 Belgio | +125 anni |
| Casino di Baden-Baden | 1782 | 🇩🇪 Germania | +144 anni |
| Casino di Montecarlo | 1863 | 🇲🇨 Monaco | +225 anni |
| Casino di Sanremo | 1905 | 🇮🇹 Italia | +267 anni |
| Flamingo, Las Vegas | 1946 | 🇺🇸 USA | +308 anni |
| MGM Grand, Las Vegas | 1993 | 🇺🇸 USA | +355 anni |
Il Ridotto Oggi: Dove Si Trova il Palazzo Dandolo
Dunque, Palazzo Dandolo, sede del Ridotto originale, esiste ancora. È oggi l’Hotel Monaco & Grand Canal, in Campo San Moisè a Venezia. I turisti che vi soggiornano dormono letteralmente nell’edificio che ospitò il primo casino della storia. Una targa commemorativa nel cortile ricorda la storia del luogo.
Inoltre, Venezia ha anche il suo casino contemporaneo, uno dei quattro autorizzati in Italia: il Casino di Venezia, il più antico casino ancora operativo al mondo. Opera tra il Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande — lo stesso palazzo dove morì Richard Wagner nel 1883, ospite ignaro di quello che sarebbe diventato un casinò — e la sede moderna di Ca’ Noghera vicino all’aeroporto Marco Polo.
Invece, è fisicamente diverso dall’originale Ridotto, ma direttamente discendente dall’istituzione inventata dalla Serenissima nel XVII secolo. Inoltre, per chi vuole esplorare le alternative internazionali, il panorama dei casino non AAMS offre oggi centinaia di operatori con licenze europee riconosciute.
Per esempio, Richard Wagner morì a Venezia nel 1883, ospite al Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande — lo stesso palazzo dove oggi si trova il Casino di Venezia. Una delle sue ultime serate veneziane la trascorse proprio in quella sala che si sarebbe trasformata in casinò. Il filo che lega la storia della musica romantica tedesca alla storia del gambling italiano è geograficamente sottile quanto il Canal Grande.
Domande Frequenti sul Ridotto di Venezia
Qual è stato il primo casino della storia?
Il Ridotto di Venezia, aperto nel 1638 per decreto del Consiglio Maggiore della Serenissima Repubblica. Dunque, è universalmente riconosciuto dalla storiografia come il primo casinò pubblico della storia, 308 anni prima del Flamingo di Las Vegas.
Dove si trovava il Ridotto di Venezia?
Nel Palazzo Dandolo, sul Canal Grande vicino a San Moisè. Quindi, l’edificio esiste ancora ed è oggi l’Hotel Monaco & Grand Canal di Venezia.
Regole e Personale del Ridotto
Perché i nobili veneziani dovevano portare la maschera al Ridotto?
Per proteggere il loro anonimato e quello degli altri frequentatori, evitando la vergogna sociale delle perdite pubbliche. Era anche connesso alla tradizione del Carnevale veneziano, durante il quale la maschera era obbligatoria in molti luoghi pubblici.
Chi erano i barnabotti?
Nobili veneziani economicamente decaduti che gestivano il banco al Ridotto. Dunque, devono il soprannome alla parrocchia di San Barnaba dove molti abitavano. Erano i primi croupier professionisti della storia — selezionati per la loro appartenenza al ceto nobiliare che garantiva un codice d’onore.
Perché fu chiuso il Ridotto di Venezia?
Infine, fu chiuso il 27 novembre 1774 perché stava rovinando troppi nobili veneziani. Il procuratore Giorgio Pisani documentò la rovina economica di famiglie patrizie che dissipavano patrimoni storici al gioco.
Etimologia e Legacy del Ridotto
Da dove viene la parola casino?
Dal veneziano del XVIII secolo. Dunque, “casino” significa letteralmente “piccola casa” e indicava i ridotti privati veneziani dove ci si riuniva per giocare dopo la chiusura del Ridotto pubblico. La parola fu adottata in inglese, francese e molte altre lingue senza traduzione.
Esiste ancora il Casino di Venezia?
Sì, è il casino più antico del mondo ancora operativo. Quindi, funziona tra il Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande e la sede di Ca’ Noghera vicino all’aeroporto. È uno dei quattro casino autorizzati in Italia con licenza ADM.
Il Ridotto di Venezia e il Gioco Responsabile
Il gioco d’azzardo può creare dipendenza. Gioca solo con somme che puoi permetterti di perdere e solo se hai compiuto 18 anni. Per supporto gratuito: Telefono Verde 800 558822 — gioca-responsabile.it